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Odino, lo Sciamano



La storia di Odino e del suo viaggio sciamanico è la storia di come un uomo possa dalla "notte oscura dell'anima" arrivare a cogliere la "magia", sentirla con tutto il suo essere e lasciar così emergere il dio recondito nel suo cuore.

Odino così consacra la sua morte iniziatica e rinasce, ottiene in dono degli strumenti... le Rune, la comprensione delle parole di potere e della vibrazione primordiale.

Da quel momento lui stesso viene chiamato Wotan "furia divina", ovvero "essere fuori di se", caratteristica comune agli sciamani - l' estasi, l' iniziazione con la morte rituale.



"...So che restai appeso ad un albero sferzato dal vento per nove notti intere, ferito da una lancia e consacrato ad Odino, offerto da me stesso a me stesso; I più sapienti non sanno da dove nascono Le radici di quell'albero antico. Non mi confortarono con il pane, nè mi porsero il corno per bere; Guardai verso il basso, afferrai le Rune, gridando le afferrai; caddi dall'albero. Appresi nove canti di potere Dal figlio famoso di Bolthor, padre di Bestla, ed ebbi un sorso del prezioso idromele misto con magico Odrerir. Poi diventai dotto, sapiente, crebbi e prosperai: parola da parola mi diedero parole; azione da azione mi diedero azioni..." (Havamal)



Questo passaggio è tratto da una parte di un antico poema, l'Havamal (contenuto nell'Edda poetica), che narra appunto il mistico viaggio iniziatico di Odino, padre degli Asi, alla ricerca di sè stesso e della antica sapienza.


Le Rune, dal norreno antico Run (plurale Runar)- sussurro misterioso, sono simboli o meglio glifi di una scrittura utilizzata dai popoli antichi come strumento di conoscenza e saggezza.

L’interpretazione della simbologia runica ci permette di comprendere, integrare e far evolvere i vari aspetti della nostra vita, è il linguaggio del nostro inconscio che possiamo iniziare fin da ora ad ascoltare per meglio aiutarci nella complessa ricerca ed identificazione con l’anima.

La scrittura anticamente era considerata il tramite fra divinità e uomini, solo pochi iniziati potevano conoscerla ed esercitarla.

Probabilmente da una prima forma di scrittura principalmente pittorica, formata dunque da disegni e ideogrammi, si è passati poi alla concezione di veri e propri alfabeti sillabici.

Le Rune in qualche modo si collocano circa a metà di questo processo.

Esse derivano probabilmente da altri simboli più antichi provenienti da un’ampia zona indo-europea.

Riguardo la loro origine vi sono diverse teorie suffragate da sempre più recenti scoperte archeologiche (anche in Italia), ma sta di fatto che, vecchie di millenni e utilizzate dapprima in periodo paleolitico da popolazioni di stampo matriarcale e sciamanico, le Rune siano giunte poi più recentemente alle popolazioni germaniche e nord europee che hanno mantenuto vivo il loro utilizzo (per più tempo rispetto ad altre zone europee).



Le Rune, in particolare in epoca vichinga (alfabeto vichingo younger futhark), venivano utilizzate sia come alfabeto ad uso commerciale e privato, sia come simboli magici, sia infine come metodo di divinazione.

A quest’ultimo scopo venivano incise su ossa, spade, zoccoli di cavallo, pietre e legno di faggio ed erano utilizzate dai sacerdoti o dai capi tribù. Oggi si trovano incise prevalentemente su legno o su cristalli.


L’origine mitologica delle Rune ci dice che Odino, inteso come dapprima un essere umano, un potente sciamano discepolo del Sentiero al servizio delle Forze (solo successivamente diverrà la divinità più importante del pantheon germanico), al culmine del suo percorso di ampliamento di coscienza, si appresta a quella che sarà la sua importante iniziazione.



Odino in un momento esistenziale di “buio dell’anima”, preda del sentimento di vanità della vita ed errando per il mondo come un vecchio viandante alla ricerca di risposte (impersonando l’archetipo dell’Eremita, carta IX dei Tarocchi) decide di impiccarsi (morte iniziatica) all’albero Yggdrasill, l’Axis Mundi, ovvero l’albero della conoscenza.

Egli vi rimase appeso per nove giorni e nove notti (impersonando l’Appeso, carta XII dei Tarocchi), divenendo l’archetipo di colui che vede il mondo “al rovescio”, ovvero da una diversa prospettiva.

Non potendo fare altro che aspettare immobile, “scese” in profondità di sé stesso, per conoscersi meglio.

Al termine dei nove giorni e dunque della sua iniziazione, egli perse un occhio fisico in favore dell’apertura del suo cosiddetto terzo occhio. In pratica ottenne occhi “per vedere” (oltre il velo della realtà illusoria) e ricevette anche le Rune come strumento da utilizzare al servizio di sé e dell’umanità.

Il numero nove ha una particolare valenza, è il numero della Runa Madre Hagalaz, la sacra numero nove. Le enneadi, cicli di nove, sono molto importanti in runologia: nove sono i Mondi e le sfere celesti e altrettanto gli spiriti incaricati di governarle, nonché per analogia le sfere energetiche del microcosmo umano. Nove significa padronanza del piano fisico, emotivo e mentale, qualità fondamentale per passare alla consapevolezza iniziatica dei piani causali, ovvero un’evoluzione spirituale superiore.



Si può notare come il processo di iniziazione e di “risveglio” di Odino presenti dei tratti simili e comuni ad episodi analoghi presenti in altre tradizioni, si pensi ad esempio all’illuminazione di Siddhartha e il risveglio del Buddha a sé stesso. Risvegliare l’Odino in sé equivale al compimento di una potente trasmutazione alchemica, al ricevere la Pietra Filosofale, al far germogliare il Seme latente.

Questa iniziazione sarà anche metafora del processo alchemico di trasformazione che avverrà in coloro che si dedicheranno a “percepire” le Rune.

Dalla fatidica "chiamata", passando per le prove della vita tramite il contatto con l’ombra, si ritornerà trasformati: individui, donne e uomini finalmente nuovi ed integri.


Dato che mi piace definire la mitologia una utile psicologia ante-litteram, cito (come sempre!) Jung che si è prodigato anche ad analizzare il mito di Odino (nel saggio “Wotan” del 1936), l’ha descritto non solo come: guerriero furioso, dio delle tempeste, viandante, lottatore, dio del desiderio e dell’amore, signore dei morti, l’iniziato, l’incantatore, dio dei poeti…ma anche come figura archetipica non del tutto esperita e sviscerata dall’inconscio collettivo umano.

Egli pronostica infatti che il suo archetipo tornerà a riverberare e a risvegliarsi in noi con rinnovato furor e sotto nuove spoglie. - “Il risveglio di Wotan è un regresso e un ritorno al passato; il fiume, per un ingorgo, ha rifatto irruzione nel suo antico letto. Ma l’ingorgo non durerà per sempre; forse è un reculer pour mieux sauter, e l’acqua sormonterà l’ostacolo. Allora sarà palese quel che Wotan “mormorò alla testa di Mimir”.



Risvegliare Odino in noi e dimorare in Asgard (nove sono i differenti Mondi paralleli e Asgard, il più sottile ed elevato, è la dimora degli Dei e oggigiorno anche la fisica quantistica prevede la teoria MWI di dimensioni parallele, "interpretazione a molti mondi") equivale a “concludere” il viaggio iniziatico, è l’identificazione con il Sé junghiano, la connessione con l’anima, corrisponde in runologia allo stato vibratorio più elevato detto Ek, ovvero una sorta di stato dell’essere da “super uomo” nietzschiano, un “mago” o meglio un individuo che padroneggia corpo, emozioni e mente in grado di avere occhi per vedere differentemente e quindi di “dimorare” in Asgard.


Il nome Odino - Òdhinn - deriva dal protogermanico Wòdh-an-az, cioè Wòdh-, ovvero una sorta di Fuoco interiore animico (Agni), -an = colui che padroneggia, -az = semplice suffisso grammaticale.

W. S. W. Anson nel suo studio del 1880 Asgard and the Gods scrive che Wotan era originariamente concepito come una forza cosmica puramente astratta, il cui nome originariamente faceva riferimento non tanto alla "furia", quanto primariamente a "ciò che pervade".

Per Anson, dunque il nome Wotan significa " […] to force one's way through anything, to conquer all opposition […]" ("forzare il percorso dell'individuo attraverso ogni cosa, per conquistare tutte le opposizioni") e "[…] the all-penetrating, all-conquering Spirit of Nature[…]" ("lo Spirito della Natura che tutto penetra e tutto conquista").



Odino è la divinità principale della mitologia germanica.

Le fonti principali che permettono di delineare la figura di Odino e la relativa mitologia provengono principalmente dall'Edda, il contesto meglio conservato nonché più recente dei miti germanici.

Nella mitologia eddica Odino è il principale rappresentante della classe di divinità dette Asi, ed è associato alla sapienza (visione del sacro), all'ispirazione poetica, alla profezia, alla guerra e alla vittoria. Brandisce Gungnir, la sua lancia, e cavalca Sleipnir, il suo destriero a otto zampe.

Figlio di Borr e della gigantessa Bestla, fratello di Víli e , sposo di Frigg e padre di molti degli dèi, tra cui Thor (il Fulmine ordinatore), e Baldr. Spesso viene inoltre definito "Padre degli Dèi" o Allföðr, Allvater, Allfather ("Padre del Tutto").

Secondo l'escatologia eddica Odino guiderà gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell'ultima battaglia, quando giungerà il Ragnarök, la fine del mondo, nel quale il dio sarà ucciso, inghiottito dal temibile lupo Fenrir, per essere immediatamente vendicato da Víðarr che ne lacererà le fauci dopo avergli piantato un piede nella gola. Un importante tempio dedicato alla triade divina di Odino sorgeva ad Uppsala, in Svezia.



Essendo il più antico degli dèi e il creatore del mondo e di tutte le cose, personificazione della sorgente stessa del tutto, Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito gli uomini le hanno da lui apprese. Tra i molti epiteti di Odino, parecchi si riferiscono alla sua immensa sapienza: Fjölnsviðr ("assai sapiente"), Fjölnir("assai"), Sanngetall ("che intuisce il vero"), Saðr o Sannr ("che dice il vero"), Forni ("antico") e Fornölvir ("antico sacerdote"), cioè conoscitore di tutte le cose dal principio.

La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso.


Nel corso della cristianizzazione la venerazione nei confronti delle divinità norrene e con esse di Odino non fu completamente estinta. Continuarono ad esistere come icone diaboliche o maligne e progressivamente sostituite con figure cristiane. In tempi recenti A partire dalla seconda metà del XX secolo una nuova religione neopagana che si rifà alla tradizione norrena dell'antichità ha cominciato a diffondersi; tale culto è stato denominato Etenismo. Una denominazione della religione etena, l'Odinismo, è particolarmente incentrata sulla figura di Odino.

Le origini dell'Odinismo sono da ricercarsi nell'opera dell'australiano Alexander Rud Mills il quale, negli anni trenta fondò una prima Chiesa odinista. Oggi è religione riconosciuta ufficialmente in Islanda, Norvegia e Danimarca, ma il culto è presente in modo organizzato anche in Gran Bretagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Nord America e altri. Esistono gruppi di credenti anche in Italia supportati dalla Comunità Odinista; i suoi membri si rifanno alla religione ancestrale dei Longobardi praticando l'Odinismo e promuovendo la difesa delle risorse naturali.


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