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Sogni: la tradizione e gli esercizi pratici




"Niente può succedere fino a quando non è stato sognato" - detto Iroquois

Il sogno (dal latino somnium = sonno) è un fenomeno psichico legato al sonno, in particolare alla fase REM, caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante.

Lo studio e l’analisi dei sogni inducono a riconoscere un tipo di funzionamento mentale avente leggi e meccanismi diversi dai processi coscienti di pensiero che sono invece oggetto di studio della psicologia tradizionale.

L’arte divinatoria che prova ad interpretare i sogni si chiama oniromanzia; mentre la capacità di prendere coscienza dei sogni viene definita onironautica o sogno lucido.


Il sogno ha un potere illimitato e l’uomo di ogni tempo, cultura e società ha percepito intuitivamente il suo potenziale dedicandogli grande attenzione in maniera più o meno consapevole o volontaria.

Sognare, infatti, consente a chiunque, al di là dei propri limiti convenzionali, di valicare i confini di tempo e spazio, di amare e odiare, di vivere le proprie paure o di avere profondo coraggio, di morire per trasformarsi.


Nell’opera “Arcano 17” il surrealista francese A.Breton, ispirato dalla carta dei Tarocchi La Stella (arcano maggiore 17), in un excursus poetico/esoterico tra il sogno e l’amore si pone nella posizione di colui che la visione onirica non la seziona psicologicamente, ma la vive con passione.

Sogno e realtà sono come due vasi comunicanti che si influenzano a vicenda.

Vi è quindi un’analogia tra sonno e quotidianità. Compiere un viaggio nelle profondità inconsce del proprio mondo onirico ci insegna a leggere la vita come un sogno da interpretare.

Il potere della metafora e del simbolo sono ottimi strumenti per meglio osservare sé stessi ed il mondo.

La capacità di sognare è un dono che non fa differenza di età, genere o ceto sociale, è uno strumento già disponibile in noi che, se utilizzato con consapevolezza, ci permette di dare uno sguardo interiore per meglio conoscere noi stessi.

Personalmente lo vedo come una piccola opera alchemica che avviene costantemente in noi; anche se non attivamente consapevolizzata, l’attività onirica produce in noi trasformazioni, catarsi, compensazioni, riequilibri, ecc…insomma si autogestisce nel fare ciò che è assolutamente necessario per noi. È lo strumento principe che il nostro inconscio utilizza per guidarci al meglio.


Ma quindi, chi fabbrica i sogni?


È la cosa più misteriosa in assoluto. È un luogo comune che i sogni esprimano semplicemente i nostri desideri, i nostri schemi, le nostre trame esistenziali.

Più li studiamo, più ci accorgiamo che questo non può essere vero, semplicemente perchè sono troppi i sogni che ci pongono di fronte a cose che non vogliamo vedere.

La fonte da cui essi traggono origine sembra essere, per usare un’espressione vaga, la Natura.

È un fenomeno naturale.

Si tratta di quel potere ignoto, di quella forza misteriosa che crea ogni esistenza. Forse l’espressione Natura Divina rende meglio (senza chiamare in causa entità specifiche).

Il sogno porta in sé un’intelligenza superiore, una saggezza, un’ingegnosità che ci serve da guida.

Ci mostra dove sbagliamo, dove siamo inadeguati, ci avverte di un pericolo, predice eventi futuri, coglie il senso profondo della nostra vita e ci porta intuizioni illuminanti.

Il sogno è come creato da una matrice che sembra guidare la coscienza dell’Io verso un atteggiamento adeguato e saggio nei confronti della vita.

Questa matrice è stata definita una “guida spirituale”, un “centro profondo della psiche”.

Dentro di noi si annida un’intelligenza superiore che potremmo definire “guida interiore” o “centro interiore divino” che produce sogni.

L’obiettivo sembra essere quello di portare l’individuo a uno stile di vita ottimale.


La nozione che abbiamo della psiche umana si è notevolmente evoluta dalla fine XIX secolo, tanto da poter dividere le interpretazioni dei sogni in due grandi periodi: prima di Freud, quando, se pure si attribuiva un certo simbolismo alle immagini oniriche, si rimaneva, per spiegarle, sul piano realista; e dopo il 1900, quando le teorie psicoanalitiche si sono imposte e hanno “svalutato” le precedenti.

Ciononostante, fatto rassicurante, si nota una frequente concordanza fra i simbolismi antichi e quelli moderni.

Da un punto di vista prettamente personale, da buon esploratore spirituale, per poter meglio interpretare e lavorare attivamente sui sogni, non posso esimermi dal poter attingere sia dal passato che dal presente: trovo fondamentale conoscere la tradizione antica quanto quella moderna fino alle neuroscienze.

Dalla chiave dei sogni egizia (forse la più antica), dai cinque sogni di Gilgamesh, dalla chiave dei sogni di Artemide di Efeso, dalle tradizioni sciamaniche, dalla letteratura cinese da alcuni metodi dello yoga tibetano del sogno, fino alla psicoanalisi e agli studi più recenti su emozioni e neuroscienze, possiamo trarre aiuto per raggiungere un livello di conoscenza ancora più profondo.

Le tradizioni antiche di un po’ tutto il mondo, anche se con le doverose differenze essoteriche, ma dalla medesima matrice esoterica, trasmettono conoscenze esoteriche mediante le quali è possibile attingere ad arcane energie, a forze recondite dello spirito, tramite il sogno sapientemente indirizzato e coltivato. Distaccarsi a poco a poco da tutto quanto è terreno e materiale per inoltrarsi in dimensioni differenti (attenzione è differente dal viaggio astrale).

Sette (o nove) sono le porte che il "sognatore" deve varcare per raggiungere la perfezione nell'arte, appunto, di sognare.

Una differenza sostanziale è che se per il mondo occidentale subiamo i nostri sogni, per gli sciamani, possiamo prenderne il controllo ed usarli per scopi ben precisi che vanno dalla guarigione al creare letteralmente il proprio futuro. Ovvio, se i sogni sono come i semi che spargiamo nel nostro mondo, bisogna essere abbastanza consapevoli da conoscere la loro natura, e quindi il loro significato, perché per gli sciamani i sogni possono influenzare la realtà di veglia.

Secondo lo sciamanesimo, la risposta è più sicura: i sogni sono reali quanto lo è il nostro quotidiano; sono considerati come una piccola morte e costituiscono quindi anche un allenamento al grande viaggio. In pratica facciamo come il sole che sprofonda ogni notte nell’altro mondo per riemergere rinnovato ad ogni alba; dormire sarebbe quindi come una morte tra due incarnazioni, un morire e rinascere ogni giorno.

Quando sogniamo, le leggi fisiche del tempo e dello spazio vengono stravolte e per lo più siamo sicuri di vivere realmente ciò che sogniamo. Nella dimensione onirica, abbiamo una vita quasi del tutto separata da quella che abbiamo nello stato di veglia, i nostri parenti sono degli sconosciuti che incontriamo solo in quella dimensione, possiamo vivere in una casa diversa, in un paese diverso e a volte parlare un’altra lingua. Per gli sciamani i sogni fungono da messaggeri in quanto, in quello stato ampliato di coscienza naturale, ci ricongiungiamo con i piani più sottili che la nostra mente non riesce a comprendere.

Cambiando lo strumento di percezione, cambia il mondo: se guardassimo le nostre mani con gli occhi e poi con un microscopio, non ci vedremmo la stessa cosa anche se si tratta dello stesso soggetto; con i sogni vediamo un “oltre” che la mente non può attualmente comprendere.

Il sonno è dunque strettamente connesso alla morte (come una piccola iniziazione ogni notte…) ed è necessario all’uomo poiché la sua vita inconscia e di veglia sono attualmente separate. Quando l’uomo acquisirà una completa consapevolezza, il sonno diverrà una cosa “sorpassata” e sarà sostituito da uno stato meditativo attivo e di presenza costante (alcuni uomini sono già riusciti in questo intento in passato, altri ci riescono tutt’oggi e altri ancora ci riusciranno in futuro).


"Quando l’uomo è sulla retta via interiore, egli ha dei bei sogni" - detto zen

I sogni non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali, dalle malattie e dagli eventi tristi.

Ci offrono, invece, una linea di condotta sul come rapportarci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita.

Di seguito propongo alcuni esercizi pratici per lavorare su di sé coi sogni. Le linee guida generali sono a mio parere essenziali per un primo approccio, mentre il lavoro attivo con le Rune può anche essere utilizzato in un secondo tempo. Non è certo obbligatorio l’utilizzo delle Rune, è solamente un mio punto di vista pratico che fornisce però degli ottimi riscontri.



Linee guida base di approccio al lavoro su di sé con i sogni:

  1. Ricordare i propri sogni, attraverso la registrazione in un diario o note vocali.

  2. Formulare frequentemente, durante il giorno, l'intenzione di sognare in un determinato modo.

  3. Onorare i messaggi che ci vengono dati in sogno, cercandone simboli e significati nella vita reale.

  4. Crearsi dei segnali, scrivendoli nel diario, caratteristici dello stato di sogno, come per esempio riuscire a volare, accendere/spegnere una luce o incontrare il proprio aiutante del sogno.

  5. Ritornare nel sogno da cui ci si è appena svegliati, con l'intenzione di rimanere lucidi.

Lavoro pratico tramite l’utilizzo delle Rune:


Le due Rune maggiormente implicate nel lavoro onirico sono Hagalaz e Nauthiz.


La Runa Hagalaz (detta anche Hagall), colei che apre il secondo Aett, la sacra numero nove, detta la Runa madre o Runa radice poiché da essa si ricavano le geometrie energetiche di tutte le altre Rune.

Gli antichi sciamani del nord riconobbero intuitivamente che questo glifo potesse consentire l’accesso alle qualità primordiali dell’Universo.

La sua forma originale, esagonale, rappresenta la forma base della geometria strutturale dei cristalli di ghiaccio.

La sua rappresentazione è una basilare “doga magica” (sigillo galdrastafir) che grazie alla sua natura di completezza e armoniosità promuove la protezione e previene l’intuizione di elementi disarmonici.

Hagalaz è l’inconscio più recondito, quello non controllabile e per questo tempestoso, una pura pulsione, che sta nel fondo dell’iceberg.

Il lavoro su di sé utilizzando questa Runa ci mette in contatto direttamente col nostro inconscio e dunque coi sogni.


La Runa Nauthiz, la necessità, ci ricorda di portare solo i pesi necessari, non di sobbarcarsi tutto il mondo sulle spalle. L’esistenza ci mette in contatto comunque solo con ciò che siamo in grado di portare, niente di più, niente di meno. Eseguire a chiusura di giornata la postura con questa Runa aiuta a fare il “punto della situazione”. Valorizza e investe i crediti, o meglio i meriti, che avete accumulato durante la giornata (es: buone azioni, atti di coraggio, servizio all’umanità e agli esseri senzienti, lavoro su di sé ecc…) e cerca di ripulire e snellire, se possibile, il vostro brutto karma ed eventualmente le azioni non tanto meritevoli. Aiuta anche il corpo a prepararsi al riposo notturno.

Ricordandosi di applicare le linee guida generali, meditare o visualizzare la Runa Hagalaz e poi eseguire la postura runica Nauthiz alla sera prima di andare a dormire (possibilmente non oltre la mezzanotte)

Postura runica Nauthiz:



Posizionatevi in piedi, stando eretti, il braccio destro alzato di fianco e il sinistro abbassato, in modo che formino una linea. Rivolgetevi a nord. Mantenete la postura per qualche minuto. Rimanendo in posizione, cantate per 12 volte (anche mentalmente se vi aggrada di più) il suono: nnnnnnnnn nut nat nit net not nnnnnnnnn. Sempre mantenendo la postura visualizzate la Runa Nauthiz davanti a voi. Alla fine della pratica invertite le braccia e così facendo chiudete la pratica.

Possiamo affermare che i sogni siano lettere che il Sé ci invia ogni notte e in queste lettere vi è una mappa che ci aiuta a seguire il sentiero della nostra esistenza.

Il sogno è un microscopio attraverso il quale osserviamo gli avvenimenti nascosti della nostra anima.


C.G.Jung disse: ”Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarò l’inconscio a guidare la tua vita e lo chiamerai destino”.
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