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  • Immagine del redattoreeugenio chionaky

Uomini e donne: che ci dicono le Rune?


Runa Teiwaz e Runa Berkana.


Rispettivamente il Maschile ed il Femminile Sacro, o meglio simboli ctoni dell’espressione energetica di polarità opposte nell’apparente dualità della vita. Tranquilli/e mi spiego meglio!


Come dico sempre alle persone nei consulti, mi piace definire le Rune come un linguaggio di antichi e sacri glifi che riescono a mettere in comunicazione (si, anche oggi nel 2019) la nostra essenza più profonda, l’Anima, con la nostra personalità, ovvero quella parte di noi più superficiale e concreta.


La prima è qua per esperire il suo scopo, la sua missione, tutti noi presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada.

La seconda dal latino “persona”, maschera, è il nostro modo di interagire, di percepire, di rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente che ci circonda, maschere che spesso indossiamo meccanicamente per necessità, uno nessuno centomila, come direbbe Pirandello.

Stiamo parlando del conscio e dell’inconscio, che come sappiamo bene, troppo spesso non comunicano tra loro, e se lo fanno non si comprendono (peggio di una coppia sposata!).


Le Rune dunque, anche senza la moderna tecnologia di comunicazione, possono essere un valido mezzo di reale connessione con la nostra interiorità (senza wi-fi!)


Dunque, Runa Teiwaz, tre parole chiave: archetipo del guerriero interiore, coraggio/volontà, vulnerabilità. Anche il guerriero più forte e coraggioso ha un tallone di Achille, la volontà di accogliere la propria vulnerabilità, di esporre il fianco, è il modo per poter scendere in battaglia e, a prescindere dall’esito, non perdere mai.

Runa Berkana, tre parole chiave: archetipo della Dea Madre, accoglienza e creatività, azione pro-attiva. Anche una Dea, se si dimentica di essere tale e nella passività e nella lamentela re-agisce alle situazioni esterne, finirà per vivere nel senso di colpa di non aver fatto ciò che le spetta di diritto, ovvero padroneggiare se stessa e dunque la Natura e dunque l’Universo (non voglio che qualcun altro decida come mi devo comportare. Sono io a decidere come comportarmi. Sono uno/a che agisce, non che re-agisce).


È chiaro che ognuno di noi, sia esso maschio o femmina, incarna e contiene in sé queste due polarità. Per un uomo dare consapevolezza alla sua “anima” femminile e viceversa per una donna al suo “animus” maschile, è un ottimo lavoro su di sé e di integrazione delle proprie ombre. L’ombra non si combatte, si porta alla luce, e lì svanisce. Ciò che di noi non accettiamo e quindi non integriamo presto diverrà ombra e lentamente ci divorerà.


Tutto ciò non significa essere perfetti, significa mettere in luce le proprie istanze più profonde che hanno bisogno della nostra attenzione.


Concludo citando C.G.Jung il padre della psicologia analitica: “non cercate di essere buoni, siate integri!

Rune Teiwaz e Berkana
Rune Teiwaz e Berkana


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