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Le Rune sono pericolose?



Esistono Rune più pericolose di altre?

No, non vi è una classifica tra Rune più pericolose o sicure, più buone o cattive, più forti o più deboli o più belle o più brutte. Tutte hanno pari dignità, simbologia e utilizzo differente.


Le Rune sono pericolose perché sono una pratica di “magia nera”?

No, è l’intento di colui che le utilizza che le “carica” con qualcosa di buono e al servizio del prossimo o con qualcosa di egoistico e malvagio. Vale lo stesso principio sia che le utilizziamo in formule runiche piuttosto che in Rune legate. Questo discorso, a ben vedere, si potrebbe estendere per analogia a qualsiasi altra pratica esoterica/spirituale, se non addirittura a qualsiasi altro ambito dell’opera umana.


Se utilizzate esse richiedono in cambio un “sacrificio” da parte di chi le utilizza?

Coloro che utilizzeranno le Rune al servizio del prossimo non devono temere nulla; nessun sacrificio verrà richiesto, la Fonte darà sempre tutto ciò che è necessario illimitatamente.

Differentemente chi le utilizzerà per scopi oscuri dovrà inevitabilmente prima o poi pagare un prezzo. Anche in questo caso il discorso si può estendere ad altre pratiche e strumenti al di fuori delle Rune (non mi dilungo in questa sede sulle complesse dissertazioni riguardo all’utilizzo della magia e sulle relative connotazioni come “magia bianca o nera” ecc...)


Per utilizzare le Rune devo per forza conoscerle bene?

Come in ogni ambito di questa vita, conoscere, studiare e informarsi su ciò che si vuole fare è una pratica importante, insostituibile!

Ci sono persone e vitki (runologo) che forniscono degli insegnamenti, delle linee guida o semplicemente esercizi e formule runiche "già fatte”, ma tutto ciò non esclude che la volontà e il desiderio di applicarsi individualmente nello studio e nella pratica possa (anzi debba…) essere tenuto in considerazione per l’evoluzione e la crescita personale.

In questo mondo tutti noi iniziamo un po’da principianti.


Le rune che escono rovesciate/capovolte in una lettura sono un presagio negativo?

Non contemplo una runa negativa o positiva, poiché le rune non contemplano la dualità. Rovesciata significa che l’espressione energetica di quella determinata runa è già potenzialmente presente e pronta per fluire liberamente, ma al momento presenta un ostacolo/blocco che è necessario comprendere dalla lettura stessa.


Prima di utilizzare le Rune devo chiedere il "permesso" e/o consacrarle ad Odino?

Niente deve essere obbligatorio come un dogma, come se si debba poi subire chissà quale pena o chissà quale disgrazia e punizione nella vita! Quindi la risposta è che si possono utilizzare comunque le Rune, questo però non toglie che un atto sacralizzato (o rito, che dir si voglia) abbia sempre potere, quantomeno a livello inconscio anche per coloro che sono alle prime armi.

Ci sono diverse correnti di runologi ognuno con un differente pensiero ed approccio, tutti rispettabili!

Io stesso ricordo al lettore che le Rune sono più antiche di Odino e che egli stesso non ne è il detentore poichè le ha ricevute in dono dopo un'intensa e difficile iniziazione, però sicuramente la figura di Odino può essere una guida per tutti coloro che le utilizzeranno.

Suggerisco, a prescindere, quando si va ad utilizzare un nuovo set runico di purificarlo e di sentirlo proprio (come si fa per i nuovi mazzi di Tarocchi) e prima di usarlo per una lettura di prendersi il giusto tempo meditativo.

Ovviamente per gli approfondimenti tecnici rimando alla lettura del mio libro Rune della psiche.


Disegnarsi o tatuarsi le Rune è pericoloso?

A questa domanda ho già ampiamente risposto in questo articolo Rune e tatuaggi antichi




Le Rune sono forme pensiero archetipali e come tali non hanno una connotazione dualistica (approfondimento sulla non-dualità a fine articolo – n.d.a)

La nostra mente invece si, di conseguenza percepiamo delle Rune come "buone o cattive "- "belle o brutte".

Sono uno strumento potente, ctonio e misterioso (run, runar = sussurri misteriosi) e come tale può essere utilizzato, in questa realtà, per il "bene o per il male"; ma chi dice cosa è bene o male?

Nessuno, poiché è una percezione dentro di noi, dunque solo l'anima dell'operatore, ovvero di colui che lo utilizza, sentirà cosa è "giusto o sbagliato" e sceglierà come e cosa farne.


Paragoniamo metaforicamente le Rune a un coltello da cucina: posso usarlo per tagliare verdure e se sono un buon cuoco preparerò delle ottime ricette, altrimenti non avrò idea di come utilizzarlo e lo lascerò nel cassetto, oppure peggio ancora lo userò impropriamente per andare in giro ad accoltellare persone...


Lo so che ci sarà sempre in giro chi fa "del bene e chi del male", chi truffa e chi manipola!

Ma niente vi protegge da queste situazioni se non la vostra stessa vigile attenzione!


Se vi sentite insicuri, nel dubbio sospendete eventuali pratiche, magari studiate voi stessi l'argomento, leggete libri, guardate video e ovviamente affidatevi a operatori che sentite in linea col vostro essere, che non vi impongono dogmi, ma che vi aiutano a far emergere in voi le vostre stesse capacità latenti!

E infine affidatevi al cuore - sì, perché è il vostro cuore che intuisce già tutto ciò che è giusto per il vostro cammino



Approfindimento

Il non dualismo o non dualità – è un concetto centrale nello Zen Il cui significato letterale è “non due” o “uno indiviso senza un secondo”. Il termine “non dualismo” deriva dalla scuola induista Advaita Vedanta.


Per meglio chiarire il concetto utilizzo le parole tratte dal libro di Rupert Spira - La presenza consapevole. L’esperienza diretta della nostra vera natura:



“La sensazione del vento sul volto è un’unica sensazione, ma il pensiero la concettualizza frammentandola in due apparenti oggetti: il vento e il volto. In realtà la sensazione è una sola e potremmo chiamarla ‘ventovolto’. La divisione di ‘ventovolto’ in vento e volto è una divisione concettuale che sembra dividere l’esperienza in due: volto (io) e vento (non io). Il risultato è che la ‘persona’ e ‘mondo’ sembrano diventare due entità distinte e indipendenti. ‘Io’ e ‘albero’ sono concetti che il pensiero sovrappone alla realtà dell’esperienza, che in questo caso potremmo definire il ‘vedere’. La consapevolezza e la realtà dell’albero non sono due esperienze separate: sono una sola. lo’ e ‘albero’ sono un’unica esperienza esattamente come il vento e il volto. Non ci sono mai un soggetto e un oggetto dell’esperienza, c’è sempre e soltanto un intimo sperimentare indiviso. Oppure potremmo dire che l’apparente ‘io’ e l’apparente albero condividono la stessa realtà, sono la stessa realtà. È solo un concetto, un’idea, che apparentemente li divide. La separazione è un’illusione e non fa mai parte della reale esperienza. Ciò significa che io non vedo un albero, ma che nell’esperienza del vedere io sono l’albero, sono la sua realtà. L’unica sostanza presente nell’esperienza dell’albero è il vedere, e il vedere, o più genericamente lo sperimentare, è consapevolezza, il nostro sé. La consapevolezza che è il vedere e la realtà di ciò che è visto non sono due cose separate: sono una sola, identica cosa. Non è un’esperienza straordinaria che solo pochi saggi illuminati sono in grado di fare: è l’esperienza intima, diretta e immediata di ciascuno di noi, anche se possiamo non notarla. L’unità dell’io e del mondo è un’esperienza familiare a tutti. La chiamiamo bellezza. Quando siamo colpiti dalla bellezza di un oggetto o di un paesaggio, tutto ciò che ci tiene a distanza o separati dall’oggetto si dissolve e in quel momento senza tempo (senza tempo perché la mente non e presente) comprendiamo la nostra identità con l’apparente oggetto. Sperimentare questa dissoluzione della divisione tra un ‘io’ e un apparente ‘altro’ è l’esperienza dell’amore. Felicità, pace, gioia e intelligenza sono tutti nomi di questo riconoscimento diretto dell’intimità indivisa dell’esperienza. O meglio, tutti i nomi relativi alla mente, al corpo e al mondo si riferiscono in ultimo a quest’unica realtà. Per questo motivo amore, felicità e pace sono considerati assoluti, incondizionati. Non dipendono da niente, sono intessuti nella trama stessa dell’esperienza. La sofferenza è sempre dimenticare o ignorare questa semplice esperienza originaria, e la felicità è semplicemente lo svelamento di questa ignoranza. Non è una nuova esperienza e non è intermittente. Non può essere data né ripresa. Sembra solo dimenticata o ricordata, ma è come una chiave nascosta sotto un foglio di carta: sembra perduta, ma è sempre stata lì. Solo la mente pensa che pace, amore e felicità siano perduti e ritrovati.” [...]


Quando siamo in profondo stato di meditazione possiamo sperimentare questo stato di non dualità (a dire il vero potremmo sperimentarlo in ogni istante della nostra vita, ma non è così spontaneo…consiglio a riguardo di informarsi sulla mindfulness) e anche quando lavoriamo con le Rune, sia attivamente che passivamente, possiamo richiamare questo medesimo sentire.

Per un uso passivo delle rune, intendo per lo più l’utilizzo divinatorio; una lettura e non una “scrittura”, accogliere e quindi immettere in noi il messaggio che ci giunge dalle rune.

Un utilizzo attivo prevede invece l’invio e la manifestazione, dietro volontà, delle rune.

Nell’uso passivo leggo e traduco cosa le rune trasmettono riguardo la trama dell’esistenza del consultante; nell’utilizzo attivo scrivo qualcosa da emettere nell’esistenza, ad esempio attraverso l’utilizzo di formule runiche o rune legate (bindrunes).

Altri esempi di utilizzi attivi delle Rune possono essere la postura del corpo (stadha, come uno «yoga delle rune»), oppure il canto/mantra/preghiera (galdr, volendo non solo vocale, ma anche mentale), infine anche la visualizzazione visiva, uditiva e cinestesica.


A prescindere comunque dall’utilizzo che farete delle Rune, sarà importante come le utilizzerete.

Con la giusta consapevolezza, in uno stato di vigile presenza (in due parole “vuoto mentale”) riuscirete davvero ad ottenere il meglio da questo prezioso strumento e dal vostro canale intuitivo.


Ad esempio: prima di iniziare un consulto, una visualizzazione o scrittura delle Rune assicuratevi di essere rilassati; nel caso, magari con più cicli respiratori, andate a sciogliere le tensioni muscolari dalla testa ai piedi.

Chiudete gli occhi. Percepite il respiro. Sentite come si espande e contrae il corpo a ogni ciclo respiratorio.

Prendete consapevolezza dell’intero campo energetico del corpo. Non pensateci, sentitelo.

Percepite il corpo interiore come un singolo campo di energia. Non visualizzatelo, sentitelo.

Osservate le vostre Rune davanti a voi.

Entrate in unione con esse, non c’è più distinzione tra interiore ed esteriore. È un senso onnicomprensivo di presenza, di unica essenza...state esperendo la non-dualità delle Rune...e la vostra.



(Invito il lettore ad approfondire tutti questi argomenti, in particolare gli utilizzi delle Rune e come diventare un buon runologo, leggendo il mio libro Rune della psiche).





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